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Certificazione di Privacy Officer: i 5 punti chiave per superare l'esame

Benchè le certificazioni dei professionisti basate sulla Norma ISO 17024 si stiano affermando anche nel nostro Paese, e la riforma delle professioni non organizzate in ordini o collegi le promuovano espressamente, per chi è alle prese con la stressante routine quotidiana del proprio lavoro non è semplice nè rimettersi in gioco, nè assentarsi dall’ufficio e trovare il tempo per frequentare un corso di specializzazione o per studiare prima di andare a sostenere l’esame che l’organismo di certificazione richiede per dare l’ambìto riconoscimento.

Una certificazione di “privacy professional”, prima fra tutte quella di Privacy Officer e Consulente della Privacy rilasciata da TÜV Italia, fa però davvero gola agli esperti della materia e altri addetti ai lavori dei settori informatici e giuridici, specialmente per le opportunità che deriveranno dall’entrata in vigore del nuovo Regolamento Europeo sulla protezione dei dati personali, che prenderà il posto dell‘attuale Codice della Privacy (Dlgs 196/2003), e che obbligherà tutte le pubbliche amministrazioni e migliaia di imprese a nominare un “responsabile della protezione dei dati” (data protection officer), cioè il Privacy Officer che esiste già da decenni oltreoceano, dove è pagato profumatamente come figura strategica di primo piano nelle imprese che considerano i dati dei veri e propri “asset”.

Occorre allora razionalizzare ed ottimizzare al massimo gli sforzi, e soprattutto porre le condizioni per centrare il bersaglio della certificazione di Privacy Officer al primo tentativo, nel minor tempo possibile, senza sprecare tempo e soldi.

Quale è dunque la strategia vincente per “laurearsi” Privacy Officer rapidamente ma con parsimonia?

Ecco il vademecum per portare a casa la certificazione senza passi falsi all’esame:

1) Leggere attentamente lo schema di certificazione e i connessi requisiti, quali documenti ufficiali che tracciano il perimetro della figura professionale e delle conoscenze e competenze che il Privacy Officer deve possedere. Ad esempio, al punto 5.3.4. dello schema di  TÜV, troviamo le materie di esame ben definite; ciò significa che l’esame verterà esclusivamente sulle tematiche che vi sono contemplate, e impiegare tempo a studiare materie che non vi sono ricomprese significherebbe fatica vana. Per citarne una: la norma ISO 27001, che stabilisce i requisiti per il sistema di gestione della sicurezza delle informazioni, (ISMS), benchè pertinente e compatibile con il privacy professional, al presente non è contemplata nello schema di certificazione, e studiarla ai meri fini dell’esame di certificazione sarebbe inutile.

2) Studiate con metodo i principi generali di tutte le materie. Se dovessimo prefiggerci di approfondire tutti i dettagli di ciascuna materia, significherebbe leggere 15/20 libri con il rischio di non riuscire a cavarne la gambe. Come esistono manuali specifici per sostenere l’esame di abilitazione per la professione di avvocato, anche per fare l’esame di Privacy Officer, la cosa più opportuna è scegliere un unico volume che racchiuda i principi generali di tutte le tematiche elencate nello schema di TÜV. Per questo scopo, lo strumento più indicato è il manuale ” Il Privacy Officer, figura chiave della data protection europea” edito da Ipsoa, che in un solo volume fa il quadro generale sulle conoscenze e sulle competenze del privacy professional.  Lo stesso vale sia per chi andrà a frequentare il corso di 48 ore richiesto dallo schema di certificazione, sia per chi, reputandosi già un esperto a 360 gradi della data protection, deciderà di andare direttamente a sostenere il pre-esame di ammissione all’esame di certificazione (punto 5.2.1 dello schema): per quanto si sia conoscitori di tutte le tematiche, per avere la ragionevole certezza di centrare l’obiettivo al primo colpo, dovremo comunque preparare bene l’esame con un ripasso generale, la cui strutturazione è dettata dallo schema dell’organismo di certificazione.

3) Portate con voi all’esame un  Codice della Privacy (Dlgs 196/2003) comprendente tutta la normativa correlata. Ai sensi del punto 5.3.5. è consentito consultare “testi di legge non commentati ed in formato cartaceo, che i singoli candidati potranno portare con se all’esame”, e che potranno essere quindi utilizzati liberamente sia nelle prove scritte che all’esame orale. Andare sprovvisti di un codice privacy all’esame di certificazione, significherebbe partire con il piede sbagliato, oltretutto perchè, sebbene una copia del codice sia generalmente messa a disposizione per uso comune dei candidati, i tempi stretti che le prove scritte comportano potrebbero farvi saltare l’esame per la banalità di dover attendere il proprio turno per poter consultare la normativa. Inoltre, se non è consentito portare testi commentati, o fare annotazioni a penna nel codice, nulla vieta di mettere dei segnalibri per contrassegnare gli articoli chiave, e i provvedimenti principali del Garante, soprattutto quelli che sappiamo essere potenziali oggetto d’esame perchè contemplati nello schema di certificazione.

4) Risultate impeccabili nella terminologia!  E’ vero che esprimere certi concetti “a parole nostre” può risultare comunque efficace, ma il Privacy Officer è una figura che deve avere spiccate conoscenze giuridiche nei suoi ambiti, ed essere in grado di  dare definizioni puntuali e concise quando ci vengono richieste allo scritto o all’orale, sposta nettamente l’ago della bilancia nel segno “+”, per cui, non mancate di ripassare bene tutte le nozioni e i significati dei termini che dovete dimostrare di conoscere, buona parte dei quali sono elencati e spiegati all’art.4 del Dlgs 196/2003.

5) Siate motivati e determinati di farcela a superare l’esame. Se dopo esservi preparati sui libri, non doveste essere ancora convinti di farcela, non andate a fare l’esame. E’ vero che al punto 5.4, lo schema prevede il diritto di ripetere l’esame senza oneri aggiuntivi, ma se non siete sicuri di voi stessi, è meglio rimandare a una sessione successiva. Ricordate che Henry Ford disse: “Che tu creda di farcela o di non farcela avrai comunque ragione”. Il senso di sicurezza e l’autostima, sono componenti determinanti che vi danno il giusto potere di persuasione necessario per superare con successo l’esame, e lo saranno anche quando, come Privacy Officer, vi dovrete confrontare con i vostri clienti, magari a un tavolo ovale di un cda, o con il vostro datore di lavoro, che potrà essere un autorevole amministratore delegato che vi ascolta da dietro la sua scrivania.

Se invece, fatto il debito auto check-up su questi cinque punti fondamentali, vi rendete conto che li soddisfate tutti, non trattenetevi, e andate senza esitazione a sostenere l’esame di certificazione di Privacy Officer con la ragionevole certezza che ne uscirete con il prezioso “pezzo di carta in mano”, e allora sarete pronti per proporvi sul mercato o presso il vostro datore di lavoro come privacy professional, sfruttando al massimo tutte le opportunità che il settore dà già adesso, e che saranno ancor maggiori quando entrerà in vigore il regolamento europeo sulla protezione dei dati personali. 

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Domande Frequenti

Che valore ha una certificazione di Privacy Officer? 2014-10-08   Innanzitutto, la certificazione della figura professionale del Privacy Officer e Consulente della Privacy, può essere rilasciata solo da un organismo indipendente ed accreditato, operante in conformità agli standard internazionali della Norma ISO/IEC 17024…
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